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Discorso tenuto in Turchia nel corso della visita del 2-3 aprile 2017

Voi avete due mani, due gambe, due occhi e due orecchie. Se questi arti lavorano insieme il vostro corpo lavora bene. Per esempio: se il vostro stomaco è affamato, che succede? I vostri occhi vanno alla ricerca del cibo; le vostre gambe vanno dove si trovano i viveri; le vostre mani devono afferrare il cibo che si trova nel piatto e metterlo in bocca; la vostra bocca poi deve masticarlo affinché vada nello stomaco. Lo stomaco digerisce il cibo e la vostra fame è soddisfatta. È così che tutto il vostro corpo lavora in armonia per assisurarsi che la fame venga soddisfatta. Le mani vogliono metere il cibo nella bocca, ma le gambe non vogliono camminare, oppure le vostre gambe vogliono camminare ma le mani non vogliono mettere il cibo nella bocca, allora come fa il corpo a essere saziato? Fino a che non comprenderete che tutti sono un arto di Dio, non ci sarà unità.

Vyashti, l’individuo, è un arto di Srishti, la creazione. Srishti, a sua volta, è un arto del Parameshti, che è parte stessa di Dio. Nonostante vediate tutta la gente come individui diversi, voi siete parte di quello stesso corpo. Affinché il corpo sia sano e felice, tutte le sue parti devono lavorare insieme. Che tutti lavorino insieme è per il bene comune. Se lo stomaco riceve cibo, ne beneficiano le mani, le gambe e gli occhi; pertanto, ne beneficia tutto il corpo. Affinché ciò accada ciascuno deve fare la propria parte.

Questo il modo corretto in cui tutti devono pensare. La cosa più semplice da fare è preoccuparsi prima del benessere dell’altra persona. C’è forse qualcosa che loro fanno e tu non puoi fare? Cosa c’è di buono in loro che non sia in te? Prima cosa guarda al buono. Quando penserai davvero al buono, a tutto il bene che le altre persone fanno, allora tutto ciò che non è buono in loro diventerà irrilevante. Sarete in grado di ignorare quell neo. Penserete: ‘ Poiché c’è tanto buono in quella persona, posso facilmente soprassedere un po’ su ciò che non lo è’; d’altronde tutti sono imperfetti, lo sono anch’io’. Per comprendere te stesso e coloro che ti circondano, la formula è molto semplice: la prima cosa da fare quando riguarda gli altri è vedere il buono che è in loro, in seguito vedere ciò che non lo è; quando guardi a te stesso, prima pensa a ciò che non è buono, poi a ciò che è buono.

Questo, prima di tutto, vi rende umili, in secondo luogo vi aiuterà a rimanere compassionevoli verso gli altri. Voi siete propensi invece a vedere il buono in voi stessi, tendendo a ignorare il vostro cattivo, mentre fate molta attenzione a vedere il cattivo negli altri, ignorando la loro parte buona. Questo è il motive che causa tutti gli scontri. Lo ripeto, cercando le cose buone in loro, nella luce del loro bene, il male diventerà davvero insignificante. Analizzare sempre prima i vostri difetti a poi il bene che state facendo, questo eviterà al vostro ego si gonfiarsi e pensare di essere migliore degli altri. Così facendo la vostra umiltà accrescerà immediatamente. Una volta nell'umiltà, avrete unità. È in questo modo che si deve pensare.

Ricordate che tutti sono parte di Dio, sono arti di Dio, non sono separati da Lui. È possibile che la mano faccia del male all’occhio, o a qualche altro arto, oppure che mangiando la lingua viene ferita dai denti, Cionondimeno, sono parti dello stesso corpo. Inoltre, quando viene il momento di lavorare in gruppo, può accadere che ci siano dei disaccordi, Pensate sempre al buono che è nell’altra persona prima di rifiutarla. Così facendo scoprirete che c’è tanto buono in quella persona e allora riflettete così: ‘Non so se sia giusto da parte mia comportandomi in modo da non stare bene insieme’. Colui che fa il primo passo si avvicina di più a Dio. Non è forse così? Dipende da voi fare il primo passo. Perché attendere che lo faccia l’altro? Se fate un passo verso Dio, vi avvicinerete a Lui, che è il vostro stesso bene. Questo è il modo giusto di pensare.

 

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